Comitato per la valorizzazione del Dottorato di ricerca
aumento 125 euro

Proposte concrete per valorizzare i PhD

I Dottori di ricerca costituiscono un’importante risorsa per l’Italia anche e soprattutto al di fuori dell’accademia. Il contributo che un Dottore di ricerca può dare per creare valore aggiunto nei più svariati settori produttivi del Paese è strategico per lo sviluppo e l’innovazione. Durante il loro percorso i dottorandi sono tenuti a sviluppare in modo scientifico e rigoroso una ricerca che persegue l'avanzamento scientifico in una determinata materia. Questo consente loro di apprendere un metodo che soddisfi conoscenze e competenze complesse e interdisciplinari. Le competenze acquisite, se adeguatamente valorizzate, possono promuovere la competitività delle imprese italiane, l’efficienza della pubblica amministrazione ed il livello della ricerca nell’accademia e nei centri di ricerca. Come Comitato per la valorizzazione del dottorato di ricerca abbiamo individuato alcune proposte concrete e realizzabili, ma al tempo stesso profondamente innovative, per incrementare sensibilmente il contributo che i Dottori di ricerca possono offrire in tutti i contesti lavorativi e professionali nei quali operano.

1) Miglioramento del percorso dottorale e inquadramento contrattuale.

Importante sul fronte del dottorato in Università è intervenire da subito sulla normativa esistente con azioni correttive. In tal senso il Comitato ha già avviato da alcuni mesi un dialogo con il MIUR su proposte concrete di modifica del D.M. 45, che è in corso di revisione da ormai diverso tempo. Tali proposte riguardano i seguenti punti:

  • Definizione di un periodo minimo di 30 giorni tra la comunicazione dell’avvenuta selezione per il Dottorato di ricerca e l’inizio del medesimo, al fine di evitare rescissioni anticipate di altri contratti in essere ed il conseguente disagio ed onere economico per il futuro dottorando.
  • Introduzione dell’obbligo per gli Atenei di integrazione della maternità riconosciuta da parte dell’INPS (attualmente circa 80%) fino all’importo totale della borsa. Il costo per gli atenei di una tale manovra, se si considera la percentuale di dottorande in maternità sul totale delle borse e il fatto che l’integrazione necessaria sarebbe solo di 1/5 della borsa, ma tale integrazione costituirebbe un segnale importante e significativo di tutela.
  • Introduzione della possibilità di beneficiare, senza dover rinunciare alla borsa di Dottorato ministeriale, di premi e borse di studio esterne, se assegnate per progetti che il Collegio docenti consideri integrativi al percorso di formazione del dottorando. Questo provvedimento consentirebbe di non penalizzare il merito di quei dottorandi già in grado di reperire risorse aggiuntive autonomamente.
  • Applicazione certa delle nuove scadenze previste dal DM per la consegna e la discussione della tesi di Dottorato (un mese per i revisori, tre mesi per la discussione pubblica). Attualmente attese anche di molto superiori al mese per il referaggio ci sono quotidianamente segnalate.
  • Rimozione della previsione della possibilità di proroga oltre il terzo anno determinata dal Collegio docenti di cui si è discusso in una delle ultime versioni del nuovo decreto. Benché infatti la reintroduzione della proroga sia una novità potenzialmente positiva, vista anche l'assenza di borsa di studio nel periodo di proroga, onde evitare potenziali forme di abuso pensiamo essa vada limitata alla decisione dei dottorandi. Se il dottorando è stato ammesso al terzo anno è ragionevole che la tesi sia in uno stadio di avanzamento tale da poter essere sottomessa i revisori esterni alla fine dello stesso.
  • Indicazione agli Atenei di prevedere nei bandi per assegni Post-doc l’ammissione con riserva di dottorandi in attesa di discutere la tesi, al fine di non vincolare la futura carriera dei dottorandi a tempistiche poco definibili, specie in un momento di passaggio di particolare fragilità.

In prospettiva, bisogna avviare una seria riflessione affinché il Dottorato di ricerca non sia più semplicemente l’ultimo livello di istruzione universitaria, ma anche il primo vero passo professionale. Considerare cioè il dottorato a tutti gli effetti un lavoro e inquadrare i dottorandi con un regolare contratto della durata di tre anni, superando così la logica della borsa. Ciò permetterebbe un più equo trattamento in termini di contributi versati, pari cioè a quelli di qualsiasi altro analogo lavoratore, una più precisa ripartizione di tempi e modalità di lavoro, il riconoscimento pieno della già citata maternità, il maturare di un’anzianità contrattuale congrua valida per i concorsi nelle amministrazioni pubbliche e facilmente inquadrabile anche per incarichi nel mercato del lavoro al di fuori dell’accademia. Più’ in generale, inquadrare il dottorato con un contratto di lavoro e non con una borsa di studio, potrebbe inoltre facilitare il congiungimento tra il mondo della ricerca universitaria e il sistema produttivo del Paese.

2) Abilitazione all’insegnamento nella scuola secondaria e accesso diretto al FIT.

I Dottori di ricerca durante il loro percorso svolgono attività didattiche all’interno dell’università, ma non hanno accesso ai concorsi per i ruoli di personale docente della scuola secondaria di primo e secondo grado già banditi, nonché al conferimento delle supplenze al personale docente ed educativo ai fini dell’inserimento nella II fascia delle graduatorie di istituto del personale docente.

Nel nuovo sistema di reclutamento proponiamo l’accesso diretto al FIT per i Dottori di ricerca, al fine di valorizzare e promuovere un’istruzione pre-universitaria di qualità.

3) Incentivi per l’assunzione di Dottori di ricerca.

Attualmente il titolo di Dottore di ricerca non costituisce un valore aggiunto per molte aziende, ed anzi spesso viene visto come un possibile svantaggio o costo aggiuntivo. Questa attitudine è dovuta al mancato riconoscimento del potenziale dei Dottori di ricerca. Per favorirne l’assunzione nelle aziende italiane, nel 2016 è stato lanciato il progetto PhD ITalents che ha permesso a 136 Dottori di ricerca di essere assunti in imprese italiane. Il progetto prevedeva incentivi fiscali alle aziende della durata di 3 anni a scalare. La principale pecca di questa iniziativa è stata probabilmente la sua estemporaneità. Come Comitato proponiamo di rendere l’iniziativa strutturale, stanziando fondi tali da co-finanziare in misura significativa le aziende italiane che assumono Dottori di ricerca. Per garantire la partecipazione di aziende realmente interessate al profilo del Dottore di ricerca, proponiamo di mantenere il requisito di un importo minimo lordo dello stipendio offerto. Tale progetto dovrebbe essere incentrato preferenzialmente sulle piccole medie e imprese italiane in cui il gap salariale tra neo-laureati e Dottori di ricerca incide maggiormente nella scelta. In questo modo si favorisce l’assunzione di personale altamente qualificato da parte delle imprese italiane promuovendo di conseguenza la crescita dell’Italia stessa. Siamo convinti che l’attuazione di questa iniziativa possa portare ad un miglioramento della situazione nel giro di pochi anni, e che quindi non richieda di essere estesa a tempo indefinito ma solo il tempo sufficiente a rendere permeabile la società italiana ad un titolo ancora troppo misconosciuto.

4) Valorizzazione del titolo ai fini dell’accesso alle procedure concorsuali nelle Pubbliche Amministrazioni.

Dare il giusto valore ad un capitale umano altamente specializzato come quello costituito dai Dottori di ricerca può favorire un miglioramento della performance delle aziende pubbliche. A tal fine, proponiamo di riconoscere il titolo di Dottore di Ricerca come titolo preferenziale nei concorsi pubblici rispetto alle lauree magistrali, ai Master Universitari e alle specializzazioni, e di considerarlo valido per l’ammissione ai concorsi nella P.A. per l’individuazioni di figure dirigenziali.

5) Accesso a fondi destinati alla ricerca solo ad aziende con Dottori di ricerca o dottorandi.

Dal report annuale realizzato dall’osservatorio Università-imprese della Conferenza dei Rettori delle università italiane (CRUI), realizzato su un campione di 205 aziende partecipanti al Premio Imprese per Innovazione indetto da Confindustria, è risultato che solo poco più del 60% di quelle dotate di centri di ricerca e sviluppo hanno effettivamente Dottori di ricerca nel proprio organico. Data la particolarità del campione in esame, questa percentuale mostra una situazione ben più positiva di quella in cui versano la stragrande maggioranza delle imprese italiane. Al contempo molte aziende vincono dei bandi pubblici per la ricerca senza avere al proprio interno personale adeguatamente formato. Al fine di evitare l’assegnazione di fondi per la ricerca ad aziende che non dispongono di personale qualificato, proponiamo di introdurre come requisito indispensabile per l’accesso l’impiego per l’intera durata del progetto di dottorandi o di dottori di ricerca in percentuale proporzionale all’entità dei finanziamenti ricevuti ed in ogni caso in numero non inferiore all'unità.

6) Investimenti nel Placement universitario per i dottorandi e creazione di un elenco dedicato.

Gli Uffici Placement delle Università andrebbero implementati affinché possano realizzare iniziative e servizi dedicati a dottorandi e Dottori di ricerca. Come peraltro il MIUR ha già dichiarato di voler fare, creare un elenco per ateneo sempre aggiornato dei Dottori di ricerca, accessibile alle imprese affinché possano contattare le persone in linea con le loro esigenze e instaurare sinergie con i laboratori che svolgono attività di ricerca su tematiche di loro interesse è il punto di partenza utile per un’efficace strategia di placement. Più in generale, iniziative che mettano in contatto mondo del lavoro e coloro che stanno conseguendo o hanno conseguito un Dottorato di ricerca dovrebbero avere come principali protagonisti gli Uffici Placement degli atenei, ai quali vanno garantiti fondi e strumenti adeguati per operare in tal senso.

*Il contributo d'iscrizione minimo è di 10 euro.
Effettuando il versamento si dichiara di aver preso visione dello Statuto.

info@comitatodottorato.org @ComitatoDottorato